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COVID: FAMIGLIE LOMBARDE BIMBI DISABILI, ‘CURE DOMICILIO IN CRISI, COSI’ RESTIAMO SOLI’ = Infermieri già pochi, con riaperture concorsi hanno preferito andare in ospedali, per noi servizi e ore scoperte. Milano, 26 apr. (Adnkronos Salute) – “L’assistenza domiciliare è in grave crisi”. A lanciare l’allarme in Lombardia sono le famiglie che si prendono cura di persone, spesso bambini, con disabilità gravi. “Sitagliano ore e servizi, lasciando scoperti nuclei con grandi difficoltà assistenziali e sociali”, spiegano il Comitato famigliedisabili lombarde e l’Odv ‘Nessuno è escluso’, che riportano le “segnalazioni” che “continuano ad arrivare ogni giorno” alla loroattenzione. “Segnalazioni di casi assurdi come la sostituzione di infermieri pediatrici professionali con operatori sanitari (Os) nonformati per i servizi che vanno a erogare”. Ma “ci raccontano anche dell’impossibilità di trovare un infermiere che possa recarsi a scuola per idratare o praticare insulinoterapiavia Peg (sonda che consente di nutrirsi, idratarsi, ricevere terapie), a bambini con gravissima disabilità, con il risultato che a farequesto lavoro debba essere la mamma o peggio ancora che la scuola diventa un diritto negato”, riassume Fortunato Nicoletti, presidente del Comitato e vicepresidente di Nessuno è escluso. Si parla di Adi, assistenza domiciliare integrata, servizio che è nei Livelli essenziale di assistenza (Lea). Il problema, approfondisce Nicoletti, è che “già prima della pandemia l’Adi ha cominciato a risentire degli effetti di un’organizzazione del servizio che, per quello che riguarda la Lombardia, non è mai stata strutturata in maniera adeguata, oltre che di una disomogeneità inaccettabile sui diversi territori. La riapertura dei concorsi pubblici e poi la pandemia, hanno contribuito a creare quella che oggi rappresenta unavera e propria emergenza: molti dei già pochi infermieri che lavoravano negli enti accreditati che forniscono l’Adi, per ragioni varie hanno preferito andare a lavorare negli ospedali piuttosto che nelle Rsa, con la conseguenza che gli stessi enti continuano a tagliare servizi essenziali alle famiglie, lasciandole a gestire da sole carichi assistenziali pesantissimi”. (segue) (Lus/Adnkronos Salute)ISSN 2465 – 122226-APR-21 12:32COVID: FAMIGLIE LOMBARDE BIMBI DISABILI, ‘CURE DOMICILIO IN CRISI, COSI’ RESTIAMO SOLI’ (2) = L’appello, ‘servono misure per tamponare, in attesa di una riforma strutturale’ (Adnkronos Salute) – Secondo Nicoletti tutto ciò succede “con il silenzio assenso delle Ats, che nonostante segnalazioni sia da partedegli enti stessi, sia da parte delle associazioni che da parte delle stesse famiglie, non hanno in questi mesi fornito soluzioni alternative o un piano di riforma sostanziale e strutturale del servizio stesso. Il Comitato famiglie disabili lombarde, insieme alla Odv Nessuno è escluso, hanno già messo al corrente tutti gli organi competenti regionali di tale situazione che, anche confrontandoci con i maggiori enti (pochissimi) che forniscono il servizio Adi, riteniamo possa esplodere da un momento all’altro se non si pone rimedio immediatamente”.Cosa chiedono le famiglie? “Pur essendo consapevoli che una riformastrutturale (che andrebbe fatta innanzitutto in ambito nazionale), richiede tempi non brevissimi, siamo certi che si possano mettere in campo in tempi molto celeri misure che quanto meno possano tamponare il presente e il futuro prossimo. Pertanto anche in considerazione dell’emergenza sanitaria, chiediamo un notevole aumento dei fondidestinati all’Adi, ma anche un conseguenziale aumento dei budget destinati agli enti e alle cooperative, che spesso a causa del bisognoenorme sono costretti a interrompere o tagliare i servizi proprio in conseguenza del raggiungimento di tali budget”. (segue) (Lus/Adnkronos Salute)COVID: FAMIGLIE LOMBARDE BIMBI DISABILI, ‘CURE DOMICILIO IN CRISI, COSI’ RESTIAMO SOLI’ (3) = ‘Si formino operatori sanitari e si acceleri sull’assistente familiare’ “Chiediamo inoltre di formare gli Os in maniera tale da poterli destinare a servizi che oggi non possono espletare, ma soprattutto di accelerare la ricerca e la formazione del ruolodell’assistente familiare, che potrebbe diventare una figura importantissima per consentire di sollevare le famiglie anche da unpunto di vista sociale. Ricordiamo che oggi l’Adi viene ancora considerata come un servizio esclusivamente del tipo sanitario,pertanto prestazionale, come se i nostri figli disabili fossero semplicemente macchine alle quali basta fare un tagliando di qualcheora a settimana (quando si è fortunati) e invece sono persone come tutte le altre e hanno il diritto di essere assistiti sanitariamente e socialmente”, incalza Nicoletti. “Ma soprattutto – conclude – i caregiver e le famiglie che già se ne occupano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e 365 giorni all’anno, inmaniera volontaria e gratuita, senza neanche essere riconosciuti da uno straccio di legge, hanno il diritto di essere sostenuti esupportati per poter continuare a lavorare, relazionarsi. Abbiamo il diritto di continuare a vivere e lotteremo in ogni modo per esercitaretale diritto”. (Lus/Adnkronos Salute)